Østlandet – La Saga di Ivar Vol. 1 (nuova edizione rivisitata)
Autore: Alice Zanivan
Editore: Northern Maiden Books
Data pubblicazione:
- 14 febbraio 2026 – uscita ebook
- 28 febbraio 2026 – uscita cartacea
Quando nel 2022 Østlandet arrivò per la prima volta tra le mani dei lettori, l’esordio di Alice Zanivan colpì subito per la sua forza visiva e per la capacità di trasportare nel cuore dei paesaggi norvegesi: fiordi che si aprono come ferite nella roccia, boschi fitti e silenziosi, distese di neve che sembrano custodire segreti antichi. Era un debutto che non si limitava a raccontare una storia, ma costruiva un mondo. Nella recensione di allora avevamo parlato di un’avventura dal sapore epic-fantasy, liberamente ispirata alla mitologia scandinava, capace di evocare atmosfere potenti senza mai scadere nel manierismo.
Oggi quel primo capitolo torna in una nuova edizione, e non per un semplice aggiornamento. È un gesto d’autrice: Alice Zanivan ha riscritto da zero tutti i dialoghi, con l’obiettivo di dare ai personaggi una voce più matura, più incisiva, più coerente con la crescita della saga.
“La storia è quella che conoscete, ma ho voluto fare un lavoro di fino: ho riscritto da zero tutti i dialoghi.
Volevo che i personaggi avessero una voce più matura e incisiva.”
Il risultato è un volume che conserva l’impianto visivo originale — quello che già allora funzionava alla perfezione — ma che guadagna una nuova profondità nella parte verbale, rendendo l’esperienza più coesa e più vicina alla visione attuale dell’autrice.
La storia: una fuga che diventa formazione
Ivar è un giovane vichingo che non ama la violenza. Figlio dello Jarl, cresce in un mondo in cui forza e onore valgono più della vita stessa, ma il suo animo è diverso: timido, introverso, incapace di adattarsi a un destino che non sente suo. Non ha alcuna voglia di partecipare alla sua prima spedizione di saccheggio, e questo lo rende un outsider nella sua stessa comunità.
Mentre il villaggio si prepara alla partenza, arriva Asbjørn: un antagonista che incarna alla perfezione il ruolo del “vero cattivo”. Cupo, determinato, dotato di poteri misteriosi, irrompe nella casa dello Jarl alla ricerca di un talismano magico appartenuto al padre di Ivar.
È questo incontro a spezzare l’equilibrio. Spinto dall’istinto, Ivar afferra il talismano e fugge. Una scelta impulsiva che lo trascina in un viaggio attraverso foreste e montagne, dove incontrerà creature strane, presenze fantastiche e persino una valchiria. Quella che era una fuga disperata diventa un percorso di crescita, un confronto con le proprie paure più profonde, un lento emergere della forza che non sapeva di possedere.
Una storia costruita con cura
Una delle qualità più evidenti di Østlandet — e che questa nuova edizione non fa che valorizzare — è la solidità della costruzione narrativa. La trama e la caratterizzazione dei personaggi rivelano un lavoro preparatorio approfondito, sostenuto da una documentazione attenta. Anche quando l’autrice si concede delle licenze per esigenze narrative, queste non risultano mai posticce: tutto è coerente, tutto è credibile all’interno del mondo che ha creato.
La stessa cura emerge nei dialoghi — ora completamente riscritti — e nella “regia” delle tavole, che guida le azioni e le interazioni dei personaggi con una chiarezza rara per un’opera d’esordio.
Il tratto di Alice Zanivan: pulito, personale, potente
Se la storia convince, i disegni lasciano senza parole. Le tavole di Alice Zanivan colpiscono per il tratto pulito e preciso, capace però di mantenere un impatto visivo forte e immediato. Il suo stile è personale, riconoscibile: una contaminazione riuscita tra fumetto europeo e suggestioni manga, che dà vita a personaggi espressivi e a scenari di grande respiro.
Un plauso particolare va ai paesaggi, veri protagonisti silenziosi del volume. Le montagne, i boschi, i fiordi: tutto contribuisce a creare un’atmosfera immersiva, quasi cinematografica, che rende la lettura un’esperienza sensoriale oltre che narrativa.
L’autrice: tra mito, china e autodeterminazione
Dietro la saga di IVAR c’è una voce che ha fatto della narrazione visiva la propria casa. Alice Zanivan è cresciuta a Vicenza, immersa nei libri e accompagnata da una matita che non ha mai smesso di raccontare storie. Per anni ha disegnato da autodidatta, finché non ha deciso che quella passione meritava di diventare il centro della sua vita.
Nel 2018 arriva la prima conferma: finalista al Concorso Nazionale del Fumetto di Valdagno. Da lì, la scelta di formarsi professionalmente e di trasformare la passione in mestiere.
Nasce così LA SAGA DI IVAR, un universo epic-fantasy ispirato alla mitologia norrena, curato in ogni dettaglio: sceneggiatura, character design, inchiostrazione, lettering. Un progetto totale, personale, che oggi rappresenta il cuore della sua attività di fumettista e illustratrice a tempo pieno.
Questa nuova edizione di Østlandet è il segno più evidente della sua crescita: non un ritorno al passato, ma un modo per portare il primo capitolo allo stesso livello di maturità dei successivi.
Qualche domanda all’autrice.
- Cosa ti ha spinto a tornare su Østlandet e riscrivere completamente i dialoghi, e cosa senti che questa nuova edizione aggiunge alla storia originale?
LA SAGA DI IVAR è un progetto che sta letteralmente crescendo con me. Riflettevo proprio in questi giorni sul fatto che sono passati esattamente sei anni da quando le prime tavole di Østlandet hanno preso vita. In questo arco di tempo sono successe tantissime cose e io stessa sono cambiata profondamente. Quando nell’estate del 2025 ho deciso di staccarmi dal mio vecchio editore per riprendere in mano il progetto e gestirlo in autonomia, l’ho fatto perché sentivo la necessità di allineare l’autrice di allora con quella di oggi.
Questa operazione si è tradotta in una revisione totale dei dialoghi. Nel corso degli anni, alcuni lettori mi avevano fatto notare che il linguaggio originale a volte “stonava” con l’ambientazione storica. All’epoca della prima stesura avevo scelto volutamente un registro semplice per avvicinarmi al pubblico, ma col senno di poi – e con una nuova maturità artistica – mi sono resa conto che quelle osservazioni erano corrette.
Ho avviato quindi un lavoro di riscrittura totale, con l’obiettivo di creare un linguaggio “senza tempo”, più immersivo e coerente con il mondo narrativo. Ho cercato di dare a ciascun personaggio una voce unica e ho ripulito i testi dalle descrizioni superflue, lasciando che fossero i disegni a parlare, persino più di quanto facessero prima. Il risultato è un ritmo più naturale, cinematografico e scorrevole.
Al contrario, anche se ammetto che mi “prudessero le mani”, ho deciso di non toccare le tavole, se non per qualche micro-dettaglio tecnico. Volevo lasciare una traccia autentica della mia sensibilità artistica dell’epoca, rispettando quelle che oggi vedo come imperfezioni, ma che sono la fotografia sincera del mio esordio. Østlandet è nato in un periodo in cui non credevo che questa storia avrebbe mai visto la luce; eppure, sei anni dopo, è il libro che mi ha permesso di realizzare il sogno di fare la fumettista a tempo pieno. Meritava di essere potenziato, sì, ma non stravolto nelle sue radici.
- Il mondo di IVAR unisce paesaggi norvegesi, mitologia e realismo storico: come lavori per mantenere questo equilibrio senza perdere coerenza narrativa?
È un equilibrio delicato, ma fondamentale per me. Per quanto riguarda i paesaggi, il mio “segreto” è l’esperienza diretta: ho visitato più volte la Scandinavia e quei viaggi mi hanno lasciato un bagaglio interiore di emozioni e percezioni che nessuna foto su internet potrebbe mai sostituire. Quando disegno un fiordo o una foresta, non sto solo copiando un’immagine, sto cercando di replicare su carta le sensazioni fisiche – il freddo, il silenzio, la luce – che ho provato camminando in quei luoghi.
Sul fronte del realismo storico, ho fatto una scelta di campo precisa: ignorare l’immaginario “pop” o cinematografico dei Vichinghi e basarmi esclusivamente su saggi storici e reperti archeologici. Ho visitato musei e villaggi ricostruiti (come quello di Gudvangen) per capire come vivevano davvero, allontanandomi dagli stereotipi visivi che spesso non sono accurati. Mi sono confrontata con addetti ai lavori in loco che mi hanno fatto notare come tanti costumi che si trovano navigando online siano sì “fighi” e suggestivi, ma assolutamente lontani dalla realtà storica. Sappiamo che le fonti scritte su quell’epoca sono di molto posteriori e filtrate dalla cultura cristiana, il che lascia i Vichinghi avvolti in un alone di mistero: io ho cercato di interpretare quel mistero con rispetto, dando priorità alla verosimiglianza archeologica piuttosto che all’effetto speciale gratuito.
Infine, per la mitologia, il mio lavoro è di selezione e reinvenzione. Non inserisco elementi magici a caso, ma scelgo solo quelli che possono convivere con la realtà quotidiana di quell’epoca, dando anche spazio a cosa effettivamente compare nei miti e nelle saghe. Ho scelto di “umanizzare” il divino perché, leggendo i miti norreni, emerge chiaramente come le divinità non fossero entità perfette, ma esseri con passioni e debolezze molto umane. In questo modo, anche il soprannaturale diventa credibile all’interno dell’universo narrativo e non rompe mai il patto con il lettore.
- Ivar è un protagonista atipico per un racconto vichingo: come è nato il suo carattere e cosa rappresenta per te il suo percorso di crescita?
Più che una scelta ponderata, direi che è stata una necessità emotiva. Ivar è nato in un periodo molto particolare della mia vita, in cui sentivo di star sbagliando tutto e non trovavo la forza di uscire da una situazione di stallo. Avevo bisogno di creare qualcuno che cercasse una via d’uscita, per trovare io stessa la forza di andare avanti. Lui è figlio diretto del mio stato d’animo di allora: incarna le mie insicurezze e il mio sentirmi, da sempre, un outsider. Per questo non poteva essere il classico stereotipo del vichingo duro e puro, ascia e scudo. Doveva essere diverso, “fuori posto” nel suo stesso mondo, esattamente come mi sentivo io.
La scelta dell’ambientazione vichinga, apparentemente in contrasto con un protagonista così timido, nasce da due esigenze.
La prima è viscerale: la Norvegia esercita su di me un richiamo ancestrale fin da quando ci ho messo piede per la prima volta a undici anni. Avevo bisogno di “abitare” quei luoghi anche solo con la fantasia.
La seconda è narrativa: inserire un ragazzino introverso e riluttante alla violenza all’interno di una società guerriera e brutale era il conflitto perfetto. La sua diversità risalta proprio perché il contesto è ostile.
La Saga di Ivar è stata ed è fondamentale per la mia crescita. Scrivere il suo percorso mi ha permesso di evolvere come persona e come autrice in modi che non avrei mai immaginato. Prima Ivar ha aiutato me a trovare la mia strada; ora tocca a me accompagnare lui a scoprire chi può diventare davvero.
- Asbjørn, le creature mitologiche e figure come la valchiria aggiungono un tono epico alla storia: come costruisci antagonisti e presenze soprannaturali nel tuo universo?
La mia filosofia narrativa è semplice: un antagonista non può essere malvagio gratuitamente, stile “voglio distruggere il mondo perché sì”. Per essere credibile, la cattiveria deve avere una radice. Il mio Asbjørn è indubbiamente spietato nelle sue scelte, ma non è un mostro bidimensionale. Come si scoprirà nel secondo volume della saga, Rogaland (a cui sto lavorando per riallinearlo al nuovo imprinting della serie), a muoverlo sono motivazioni tragiche che il lettore potrà, se non condividere, almeno comprendere. Il mio obiettivo è creare un conflitto morale in cui ci si possa identificare sia nell’eroe che nel villain: quando il confine tra “bene” e “male” sfuma, la storia diventa devastante ed entusiasmante. Nessuno è totalmente eroe, nessuno è totalmente cattivo.
Per quanto riguarda il soprannaturale, applico la stessa regola: cerco l’umanità dentro il mito. Brynhildr, la Valchiria, è uno dei personaggi più amati dai lettori proprio per questo motivo. Prima di essere una semidivinità caduta in disgrazia, è una donna. È una guerriera abituata al comando – era a capo delle Valchirie e pretende il giusto rispetto – eppure è capace di provare compassione per Ivar. Credo che il pubblico apprezzi questo dualismo: mantenere la grandezza epica e la dignità delle figure divine, ma ancorarle a sentimenti umani che ci permettono di immedesimarci nelle loro battaglie, interiori ed esterne.
- Il tuo stile fonde fumetto europeo e suggestioni manga, con una grande attenzione alla “regia” delle tavole e ai paesaggi: come si è sviluppata questa identità visiva nel tuo percorso professionale?
Ho iniziato a disegnare guardando a Oriente perché ho sempre amato la potenza espressiva del manga: con pochi tratti riesce a comunicare emozioni devastanti. Non mi sono mai fatta scrupoli a forzare l’anatomia se questo serviva a trasmettere l’impatto emotivo di una scena al lettore. Tuttavia, i miei riferimenti sono sempre stati autori che, pur essendo giapponesi, conservano un realismo maniacale e una dedizione al dettaglio: penso a maestri come Tsukasa Hojo, Yukito Kishiro, Masakazu Katsura e Tetsuo Hara.
Col tempo, però, ho sentito l’esigenza di distaccarmi dagli “eccessi comportamentali” tipici della recitazione giapponese per cercare una gestualità più europea, più vicina alla nostra sensibilità. Mi sono avvicinata allo studio del fumetto italiano, in particolare alla scuola Bonelli (Dylan Dog, Nathan Never) per imparare la gestione della tavola, la regia e l’uso drammatico dei neri. Il mio stile attuale è la ricerca di questo equilibrio: la solidità e il realismo della scuola italiana uniti al dinamismo emotivo di quella giapponese. Voglio che il lettore sia immerso nella storia, non uno spettatore passivo.
Lo stesso vale per i paesaggi. Non sono mai semplici “sfondi”. Torno a quello che dicevo prima sull’esperienza del viaggio: volevo che la natura avesse una voce potente quanto quella dei personaggi. È il recupero del concetto ottocentesco del Sublime: la natura è immensa, viva e capace di schiacciare o elevare l’uomo. Deve occupare il suo giusto spazio per far respirare la storia.
- Guardando avanti, cosa possono aspettarsi i lettori dai prossimi capitoli della saga di IVAR e dall’evoluzione del tuo lavoro?
La Saga di Ivar è solo all’inizio di questa nuova vita. Anche se avevo già pubblicato i primi due volumi (Østlandet nel 2022 e Rogaland nel 2024), ora sto lavorando all’inchiostrazione del terzo capitolo inedito, Nordland. La storia si sta evolvendo: scoprirete che a muovere i fili ci sono complotti e rancori antichi che un ragazzo umano difficilmente può gestire da solo. Nuovi personaggi, divini e umani, si uniranno al viaggio, portando la trama verso tinte più dark e mature. Preparatevi a più azione e colpi di scena: niente è davvero come sembra.
Mi hai chiesto del logo “Northern Maiden Books” in copertina. Nasce dalla mia scelta di diventare editrice di me stessa. È il marchio personale che ho creato – letteralmente “i libri della Fanciulla del Nord” – per raccogliere sotto un’unica identità tutte le mie produzioni indipendenti presenti e future. È il simbolo della mia autonomia artistica.
Parallelamente, continuo a crescere uscendo dalla mia comfort zone: sto collaborando come disegnatrice con altri sceneggiatori su generi lontani dal fantasy, come il super-sentai e il cyberpunk. È una sfida tecnica che mi costringe a evolvere continuamente. Inoltre, ho iniziato a tenere corsi di fumetto per adolescenti. È un’esperienza incredibile: vedere i ragazzi appassionarsi allo storytelling mi dà speranza, perché se smettiamo di sognare attraverso le storie, cosa ci rimane?
Infine, mi sto avvicinando timidamente anche alla scrittura di romanzi in prosa, per ora come puro divertimento creativo. Chissà se un giorno vedranno la luce.
Di sicuro, il mio viaggio come autrice è appena cominciato.