Acutezza

Autore: Michele Ghiotti

Editore: Agenzia Alcatraz

Collana: Labirinti

ISBN: 9788885772755

Pagine: 312

Formato: brossura

 

 

 

 

 

 

L’oculo e l’alterazione dei sensi

Nella colonia che ospita una residenza artistica, il crollo di un controsoffitto riporta alla luce un oculo nascosto. Nelle settimane successive, le artiste che vivono nella struttura cominciano a percepire il mondo in modo diverso. Giulia vede sempre più lontano. Laura avverte il contatto degli oggetti con un’intensità crescente. Irene scopre odori ovunque, perfino nelle parole. Nico viene assediata dai suoni. Sonia sente rumori che gli altri non riconoscono. Edda sviluppa una fame che investe il cibo, le storie e la scrittura.

L’oculo, il pozzo luce, la disposizione degli appartamenti e degli spazi comuni influenzano continuamente il modo in cui i personaggi si incontrano, si osservano e finiscono per entrare nelle rispettive vite. La struttura dell’edificio favorisce incontri, osservazioni reciproche e forme di vicinanza che rendono possibile l’intera vicenda. Il mistero nasce da un luogo preciso e continua a esercitare la propria influenza anche quando l’attenzione si sposta sui personaggi.

Le persone coinvolte sono artiste o vivono a stretto contatto con la creazione artistica. L’anomalia, modificando il modo in cui percepiscono il mondo, finisce per alterare anche il loro rapporto con il lavoro creativo, trasformando capacità già esistenti in qualcosa di nuovo e difficile da controllare.

Ghiotti porta avanti questa intuizione per centinaia di pagine senza cercare spiegazioni rassicuranti. Quello che all’inizio appare come un cambiamento limitato ai sensi finisce progressivamente per investire il lavoro, le relazioni e la vita quotidiana delle protagoniste.

Per una parte consistente del romanzo questi cambiamenti producono entusiasmo, possibilità nuove, perfino pienezza. I personaggi ottengono qualcosa che desideravano già in forma embrionale. Vedono meglio. Sentono di più. Comprendono con maggiore intensità. Le stesse capacità che sembravano ampliare le possibilità delle protagoniste finiscono per isolarle, ossessionarle o ferirle.

 

Le artiste davanti all’anomalia 

Le trasformazioni non agiscono nello stesso modo su tutte le protagoniste. Giulia, Laura, Irene ed Edda attraversano la stessa esperienza, ma la vivono a partire dal proprio carattere, dalle proprie fragilità e dal rapporto che hanno con l’arte.

Giulia è una fotografa ossessionata dalla forma delle cose, dall’inquadratura e dalla possibilità di vedere meglio degli altri. Quando la sua vista comincia a mutare, l’elemento fantastico porta all’estremo una caratteristica che il personaggio possedeva già. I riferimenti agli obiettivi, ai rullini e alla composizione costruiscono il personaggio di Giulia e il suo modo di osservare. L’espansione dello sguardo produce alcune delle scene più inquietanti del libro.

In Laura l’anomalia investe una fragilità già esistente. L’aumento della sensibilità tattile entra in contatto con una storia segnata dal trauma e dalla perdita. Il rapporto con i materiali, con la pelle e con la memoria della madre emerge soprattutto attraverso comportamenti concreti. Il legame sempre più problematico che sviluppa nei confronti di Sonia contribuisce a rendere ancora più instabile una situazione che Laura stessa fatica a comprendere.

Il rapporto di Irene con i libri diventa sempre più fisico. Le parole acquistano odori e consistenze. Anche leggere e giudicare un testo diventa più complicato: gli strumenti che ha sempre usato per interpretare la realtà cominciano progressivamente a sfuggirle. Edda osserva tutto ciò che accade nella colonia e lo trasforma in materiale per il romanzo che sta scrivendo, Telcor. Con il passare delle pagine, i confini tra ciò che vive e ciò che racconta diventano sempre meno netti. Le sezioni dedicate a Telcor mostrano proprio questo intreccio tra esperienza e narrazione. La fame di Edda per il cibo e per le storie finisce per coincidere. Più Irene prova a interpretare ciò che le accade, meno gli strumenti abituali della critica sembrano aiutarla a comprenderlo.

 

 

Raccontare attraverso i sensi

 Le differenze tra le protagoniste emergono anche attraverso la lingua. Quando la percezione cambia, cambia anche il modo in cui il mondo viene raccontato.

Colori, odori, consistenze, suoni e sapori occupano il centro della scena. La realtà viene continuamente filtrata dall’esperienza dei personaggi, fino al punto che le loro ossessioni e le loro sensibilità finiscono per influenzare anche il modo in cui ambienti, oggetti e relazioni prendono forma sulla pagina.

Nei momenti più riusciti, il romanzo evita di spiegare queste trasformazioni e le lascia emergere attraverso la percezione. Gli odori che invadono la vita di Irene, l’espansione dello sguardo di Giulia o la sensibilità tattile di Laura non restano caratteristiche dei personaggi. Diventano parte del racconto stesso.

Ghiotti riesce spesso a tradurre sensazioni difficili da descrivere senza perdere concretezza. La percezione distingue le diverse voci narrative e rende credibili i cambiamenti che attraversano le protagoniste.

In alcuni passaggi le associazioni percettive si accumulano, soprattutto nella parte centrale, e la storia rallenta.

 

 

 

La lentezza delle rivelazioni

Acutezza procede con lentezza e chiede pazienza al lettore. Alcuni passaggi centrali si dilatano più del necessario e alcune linee narrative impiegano molto tempo prima di produrre effetti visibili.

Questa lentezza permette però di seguire con gradualità le protagoniste e il modo in cui le loro vite cambiano nel corso della residenza.

Restano soprattutto alcune figure: Giulia e il suo sguardo sempre più distante, Laura e il rapporto conflittuale con il proprio corpo, Sonia e Nico, Edda e la sua fame narrativa.

Per una parte consistente del romanzo, ciò che accade viene accolto con entusiasmo più che con paura. Le protagoniste ottengono qualcosa che desideravano già: vedere di più, sentire di più, comprendere di più. Anche per questo le conseguenze successive acquistano un peso diverso.

Anche quando il romanzo si avvicina al fantastico, l’attenzione resta concentrata sulle persone e sulle conseguenze che queste trasformazioni producono nelle loro vite. Il libro può richiamare, per alcuni aspetti, Poe, Lovecraft o il Lynch di Twin Peaks, ma non si esaurisce nel gioco dei riferimenti. In Acutezza l’origine del fenomeno conta meno delle conseguenze che produce.

A rimanere impressi non sono tanto il mistero o l’oculo, quanto i personaggi e il modo in cui la loro percezione continua a trasformarli.

 

  • Perché leggerlo: usa il fantastico per raccontare il rapporto tra arte, percezione e cambiamento, mettendo al centro i personaggi più del mistero.
  • Perché non leggerlo: richiede pazienza e non è per chi cerca un horror veloce o una continua successione di colpi di scena.