L’odissea di Glystra (Big Planet)
Autore: Jack Vance
Editore: Mondadori
Prima pubblicazione italiana 1958
Quarta di copertina dellโUrania Collezione n. 66 Lโodissea di Glystra.
Una marcia di quarantamila miglia, una volta e mezza il giro della Terra: ecco che cosa si trova davanti Claude Glystra, inviato dalla Terra a indagare sul Pianeta Gigante e subito ridotto alla condizione di pellegrino da un misterioso attentato. Glystra e i suoi foschi compagni (tra i quali si nasconde certamente una spia nemica) non hanno nemmeno una mappa dello sterminato territorio che devono attraversare. Sanno soltanto che il Pianeta Gigante raccoglie da secoli i fuorilegge, gli avventurieri, gli anarchici, i dissidenti e i ribelli di ogni specie e di ogni razza, e che il viaggio sarร pieno di meraviglie e di stranezze, ma anche di insidie, trappole e pericoli mortali.
Settembre 1952, sulla rivista Startling Stories, allโepoca curata da Samuel Mines, vide la luce Big Planet (it. Lโodissea di Glystra, titolo alternativo Il Grande Pianeta) di Jack Vance. La medesima opera sarebbe stata pubblicata in volume dalla Avalon Books nel 1957, sebbene in versione abbondantemente rimaneggiata.
Dalla copertina del magazine, su cui lโartista newyorkese Walter Popp raffigura una bella fanciulla in costume arlecchinesco nel bel mezzo di una sparatoria a suon di raggi mortali, il lettore non poteva intuire che stava per leggere qualcosa destinato a mutare il corso se non della fantascienza almeno di un suo ramo specifico. Infatti fu proprio con questo romanzo che Vance diede, a sua insaputa, un forte impulso al genere del planetary romance, โfilone della narrativa fantascientifica che ambienta le avventure su un pianeta diverso dalla Terra e come tema generale si concentra sullโesplorazione e la scoperta delle meraviglie di questo pianeta esotico e spesso primitivoโ (fonte Wikipedia).
Scritto dopo un lungo soggiorno a Positano, al termine di un viaggio in Europa che Jack e la moglie Norma avevano intrapreso alla fine degli anni โ40, Big Planet rappresenta un modello di riferimento per molti scrittori dei decenni successivi.
In precedenza i mondi alieni erano stati, per la maggior parte, semplici palcoscenici, piรน o meno pittoreschi, dove ambientare avventure rocambolesche, secondo lo stile tanto amato di Edgar Rice Burroughs. La letteratura fantastica della prima metร del XX secolo รจ disseminata di mondi desertici, in stile marziano, o lussureggianti, come ci si immaginava fosse Venere. Poca o nessuna attenzione veniva posta al wordbuilding: non solo piante e animali ma anche le societร e le civiltร incontrate in questi lavori servivano soprattutto a stupire il lettore, a evocare misteri e sentimenti di paura o sorpresa. Ma difettavano, sempre o quasi, di logica e credibilitร , tranne poche e vistose eccezioni.
Con Vance il pianeta diventa finalmente il vero protagonista. Piรน che le peripezie di Glystra e del suo gruppo di naufraghi, a catalizzare lโattenzione del lettore sono le civiltร umane che nel giro di mezzo millennio dalla scoperta si sono sviluppate sul Pianeta Gigante, sotto la calda luce del sole Phedra. Lo scrittore californiano crea un modello di planetary romance che avrebbe riscosso un successo duraturo, basti pensare alla corposa saga di Majipoor firmata Robert Silverberg, o, piรน vicino a noi, allโenorme pianeta dove รจ ambientato il romanzo Il gioco degli immortali (1999), del compianto Massimo Mongai. Probabilmente senza lโopera del menestrello di San Francisco anche lโepocale Dune (1965) non avrebbe visto la luce, almeno nella forma sotto la quale lo conosciamo oggi: proprio dal 1952 Frank Herbert inizi a frequentare abitualmente casa Vance, instaurando con Jack unโamicizia destinata a durare una vita.
Il mondo descritto nel libro รจ semplicemente gargantuesco, tanto vasto quanto povero di metalli e quindi a bassa densitร , con una gravitร paragonabile a quella terrestre, dal clima mite e accogliente; luogo ideale per ospitare gli insoddisfatti della tecnologia, i rivoluzionari, gli eremiti e in generale tutte le comunitร stravaganti e anticonformiste. Non a caso i primi ad aver colonizzato questo mondo benevolo sono stati, nella fantasia del grande Jack, gruppi di nudisti alla ricerca di un luogo dove vivere liberamente e, soprattutto, senza vestiti.
Una tipologia di pianeta che ritroveremo spesso nei romanzi ambientati nellโOikumene e nella sua evoluzione successiva, la distesa Gaeana: mondi posti al di fuori delle frontiere costituite dalla legge terrestre, luogo di coltura ideale per il fiorire di unโinfinitร di civiltร complesse, tutte orgogliosamente e a volte assurdamente legate alle proprie regole e tradizioni. Le uniche cose a rimanere invariate nello spazio e nel tempo sono la cocciutaggine, lโeccentricitร e, a volte, il ridicolo, elementi presenti in tutte le civiltร umane.
Vance si diverte a immaginare un pianeta popolato da strani culti, da culture estreme, da idealisti ma anche da esaltati di ogni tipologia. Lโautore americano si dimostra abile nel dipingere un quadro affascinante, ricco di popoli strani e civiltร esotiche, a volte ispirate a quelle terrestri, a volte originali ed eccentriche. Cโรจ persino un caso di societร utopica, allโapparenza aristocratica ed esclusivista ma in realtร intimamente egalitaria, incarnata nella cittร di Kirstendale: caso pressochรฉ unico nellโintera produzione vanceana, dove piรน che i pregi vengono sottolineati, esasperati e spesso sbeffeggiati i difetti delle comunitร umane.
Se una riflessione si vuole fare, nellโambito non solo di questโopera ma dellโintera produzione di Vance altrimenti pensata per il puro intrattenimento, รจ che lo sviluppo storico della razza umana, sin dalla preistoria, non รจ altro che una successione di follie e fanatismi che, per colpa dellโignoranza, sono stati presi troppo sul serio. Di conseguenza abbiamo avuto una storia costellata da drammi, guerre e olocausti.
Come nota Davide Mana, grande appassionato ed esperto di fantascienza, gli alieni in tutta la produzione di Vance saranno sempre pochi e incomprensibili, e lโalienitร , quando compare, รจ quasi sempre frutto dellโevoluzione culturale. Il Pianeta Gigante non sfugge a questa regola e anche qui la dignitร umana, lโunico valore persistente nellโuniverso di Vance assieme allโamore, non รจ un diritto ma va conquistata e difesa, con ogni mezzo a disposizione.
Finalmente il lettore assiste, in un ambito squisitamente fantascientifico, a combattimenti allโarma bianca dettati non da anacronistiche regole cavalleresche o per amor del genere cappa e spada, come accadeva sul Mongo di Flash Gordon o sul Barsoom di John Carter, bensรฌ dalla carenza di metalli e di strumenti sofisticati che costringe gli abitanti di questo incredibile mondo a un forzata arretratezza tecnologica.
La trama, come in altri lavori del periodo (tipo The Diying Earth o The Five Gold Bands), ha una struttura a mosaico: piรน che da uno sviluppo lineare e omogeneo, prende forma dalla somma di una serie di episodi legati assieme da brevi intermezzi. Lโelemento che dร coerenza al tutto, secondo la grande tradizione della narrativa dโavventura, รจ il tema del viaggio. In questo caso la meta รจ rappresentata dal lontano avamposto terrestre dopo che lโastronave che trasportava i protagonisti si รจ schiantata sul pianeta a causa di un sabotaggio. Ad arricchire la storia cโรจ la presenza certa, nel gruppo di superstiti, di un traditore.
I vari personaggi, compreso il protagonista Claude Glystra, mancano di unโapprofondita introspezione psicologica, a tratti appaiono stereotipati nella loro caratterizzazione e molti sono poco piรน che semplici comparse. Forte รจ la tendenza alla polarizzazione del bene e del male in estremi, diversamente da altre opere dove prevalgono posizioni piรน sfumate, meno manichee. Ad esempio, la figura del perfido Charley Lysidder รจ semplice e ben poco sfaccettata se paragonata a quelle dei Principi Demoni dellโomonima serie, molto piรน articolate e complesse.
Anche i dialoghi difettano della verve e dellโumorismo che contraddistinguono altre opere. Non รจ da escludere che Vance, relativamente giovane e non ancora legato indissolubilmente allo stile barocco dei decenni successivi, abbia optato nella stesura di questo testo per una prosa semplice e commerciale, piรน vicina ai gusti in quel momento dominanti del popolare curatore John W. Campbell jr.
Ma la reale forza del romanzo sta nelle descrizioni dei grandi paesaggi, nelle invenzioni degli indigeni per sopperire alla penuria di metalli (una su tutte la โmonolinea”), nelle elaborate forme sociali che si sono evolute autonomamente, per non parlare dei colpi di scena e delle avventure picaresche che comunque non mancano e scandiscono la trama sino allโultimo capitolo.
Panorami immensi si distendono dinanzi il lettore, in una vivida successione dโimmagini, con una ricchezza di tinte cromatiche unica nel panorama della letteratura fantascientifica. Lโautore riesce a dare lโimpressione che dietro i personaggi e i luoghi descritti esista una realtร brulicante di vita, colma di meraviglie e di misteri che attendono solo di esseri scoperti.
Sparsi nellโopera si avvertono echi del giร citato Burroughs, di Clark Ashton Smith, e soprattutto di Catherine L. Moore. Non meno importanti furono le esperienze personali di Vance, persona che fu sempre amante dei viaggi e curiosa delle altre culture, anche molto lontane da quella statunitense. Una fonte inesauribile di spunti e idee.
Da segnalare la storia delle edizioni nostrane. La traduzione di Hilia Brinis (del 1958) per Mondadori e quelle di Massimo Puggioni (1990) ed Elena Gigliozzi (1997) per Fanucci non sono dellโedizione originale del 1952, bensรฌ della versione del 1957, nonostante che dal 1978 Big Planet fosse stato ripubblicato nella forma uncut dalla Underwood-Miller. Solo nel 2008, con il numero 66 di Urania Collezione, Lโodissea di Glystra viene presentato nella sua interezza; in questo caso รจ stata utilizzata la traduzione di Hilia Brinis, integrata e corretta.
A proposito di tagli, Big Planet per lโedizione del 1957 venne sottoposto a tanti e tali interventi da far scrivere allโesperto vanceano Patrick Dusoulier lโarticolo: โBig Planet, Big Scissorsโฆโ (uscito su Cosmopolis 25, aprile 2002, pubblicazione che raccoglie il materiale critico prodotto per la Vance Integral Edition tra il 1999 e il 2006), che analizza la gran quantitร e la qualitร delle ingerenze dellโeditore, volte sia a ridurre il testo sia a purgarlo dei riferimenti troppo espliciti a sesso e nuditร . Chi fosse interessato a leggere in inglese Big Planet nella stesura originale puย oggi procurarsi facilmente lโedizione curata dalla Spatterlight Press (casa editrice degli eredi di Vance) e pubblicata nel febbraio 2017.
Lavoro sotto vari aspetti acerbo, pieno di spunti che lo stesso Vance avrebbe poi sviluppato in altre opere (cicli di Tschai e Durdane in primis), Big Planet conserva comunque un fascino senza tempo agli occhi degli appassionati della fantascienza dโannata, una lettura raccomandata se si vuole abbinare divertimento e scoperta delle origini di tanta produzione successiva.
Nel 1975 Jack Vance sarebbe anche tornato sul Pianeta Gigante, ambientandovi il divertente Showboat World (it. Il mondo degli Showboat), sempre fedele alla missione di unโintera vita, quella di intrattenere il lettoreโฆ
Per le edizioni italiane di Big Planet si consulti la pagina relativa del catalogo Vegetti: http://www.fantascienza.com/…/NIL…/l-odissea-di-glystra/
Bibliografia utilizzata:
Chuck MILLER โ Tim UNDERWOOD (a cura di), Jack Vance (Writers of the 21th Century), 1980.
Jack RAWLINS, Demon Prince: the Dissonant Worlds of Jack Vance, 1986.
โVance, Jackโ, in The Encyclopedia of Science Fiction (a cura di John Clute e Peter Nicholls), II edizione, pp. 1264-1266, 1993.
Giuseppe LIPPI, โIl grande planetario di Jack Vanceโ, in Lโodissea di Glystra, 2008, pp. 231-235.
Jack VANCE, This Is me, Jack Vance! (Or, More Properly, This Is I), 2009.
Michael MOORCOCK, โForewardโ, in Big Planet (Spatterlight Press), pp. i-iii, 2017.
Link utili:
https://jackvance.com/ http://www.vanderveeke.net/foreverness/index.htmย
https://www.sfsite.com/08b/bp87.htm (a cura di Nick GEVERS, 2000)
http://www.infinityplus.co.uk/nonfiction/bigplanet.htm (a cura di John GRANT, 2002)