La copertina e le tavole interne portano invece la firma di Fabio D’Isanto. E qui, inutile girarci intorno, la faccenda ci riguarda da vicino: Fabio D’Isanto è un Bokononista, cofondatore del blog, recensore, podcaster, “disOgnatore” e autore della nostra balena. Vederlo alle prese con il lupo di WitchCast è una gioia, oltre che un’ottima occasione per chiedergli come una storia possa diventare immagine.
🐋 A Simone Farè: Dopo la fantascienza, il giallo e lo spionaggio, con La fame del lupo sei arrivato alle streghe. Che libro pensavi di scrivere quando hai cominciato e quanto ha cambiato strada mentre lo scrivevi?
Posso dire che, miracolosamente, il risultato che ho ottenuto alla fine è molto simile a quello che avevo in mente quando ho progettato l’opera. Volevo una storia in cui gli aspetti soprannaturali fossero fortemente calati nella nostra realtà, così da poter affiancare alla magia alcuni temi importanti che appartengono alla nostra società.
In questo, il podcast presente nel racconto è servito un po’ da punto di riferimento: il fatto di dover far “rimbalzare” la narrazione contro di esso mi ha aiutato a non andare troppo alla deriva con il fantasy.
🐋 A Andrea Franco: Quando hai letto il manoscritto, che cosa ti ha convinto a pubblicarlo? E quando hai capito che la storia di Argenta aveva abbastanza strada davanti per diventare una saga?
Non ho letto il manoscritto e poi deciso di pubblicarlo. Ho parlato con Simone Farè e gli ho detto: «Che ne dici se facciamo una bella saga insieme? Ne vogliamo parlare?».
Ne ha voluto parlare e così ci siamo confrontati sul genere e sul lettore. Gli ho detto che mi sarebbe piaciuto avere delle storie autoconclusive che si potessero leggere anche come una saga e… eccoci qui: è nata Argenta e, con lei, WitchCast.
🐋 A Fabio D’Isanto: Anzitutto: daje! Poi raccontaci come sei entrato nel progetto. Hai letto subito tutto il romanzo o sei partito da alcune scene e descrizioni? E, mentre leggevi, è arrivato prima il lettore che cercava di capire la storia o l’illustratore che già cominciava a vederla?
Sono entrato nel progetto attraverso un confronto molto naturale con Simone e Andrea sulle possibilità visive offerte dal mondo di WitchCast. Non sono partito dal romanzo completo, ma dalle descrizioni dell’autore e da alcuni elementi scelti per il lavoro sulle immagini.
A quel punto il lettore e l’illustratore hanno cominciato a lavorare insieme: cercavo di capire che cosa ci fosse al centro della storia e, nello stesso tempo, raccoglievo dettagli, atmosfere e immagini che potevano diventare disegni.
🐋 A Simone Farè: Parlando di Milano ultima fermata, dicevi che il riferimento principale era il giallo, attorno al quale avevi costruito un mondo fantascientifico «quel tanto che basta». Anche La fame del lupo parte da un’indagine, ma questa volta intorno ci sono streghe, rituali e un podcast true crime. Sei partito ancora una volta dal mistero oppure, stavolta, è venuto prima il mondo fantastico?
È venuto prima il mystery e l’impostazione del giallo ha aiutato molto anche a costruire una serialità facilmente identificabile. Sarà sempre possibile individuare il momento in cui viene esposto il «caso del giorno», il briefing, si direbbe se fossimo in una spy story, e quello in cui vengono messi in fila gli «indiziati», le «vittime» e i «testimoni».
Ho potuto mantenere un’impostazione così classica perché il lettore sa fin dall’inizio che, a un certo punto, chissà quando, la magia interverrà a scompigliare le regole del gioco. Questo è ciò che, di solito, fa imbestialire gli appassionati del giallo, ma a me serve per ribaltare le prospettive. Le streghe sono fatte così: vivono nel mondo ordinario, ma basta un loro gesto per rendere tutto straordinario.
🐋 A Andrea Franco: La fame del lupo mette insieme fantasy, mistero, folk horror, true crime e New Adult. Da editore, come si presenta ai lettori un libro così senza appiccicargli addosso un’etichetta troppo stretta? E qual è il pubblico al quale avete pensato?
Non è facile, ma parto sempre da un pensiero preciso: un bel libro è prima di tutto un bel libro, poi viene il genere. È ovvio, però, che vada presentato e, come dici tu, qui c’è tutto.
Potremmo definirla una storia fantastica con molto mistero. Questo, forse, racchiude un po’ tutto quello che Simone ha raccontato. Confido molto nel titolo del romanzo e in quello della serie, che reputo accattivanti, e nella splendida copertina disegnata dal nostro Fabio, sempre magistrale.
🐋 A Fabio D’Isanto: Ti definisci “disOgnatore”, ma sei anche Bokononista, recensore e podcaster. Quanto entrano queste esperienze nel tuo modo di illustrare una storia? Ti aiutano a guardarla da più angolazioni o, qualche volta, rischiano di affollarti la testa?
Entrano tantissimo, perché per me non sono compartimenti stagni: sono lenti diverse attraverso cui guardo lo stesso mondo.
Essere bokononista significa accettare le “innocenti bugie” e cercare le connessioni e i legami nascosti, il karass, fra cose all’apparenza distanti. Il podcast e la recensione, invece, mi hanno insegnato l’importanza della struttura narrativa, del ritmo e dell’ascolto analitico. Quando illustro, tutte queste esperienze mi aiutano ad andare oltre la semplice rappresentazione letterale della scena: cerco il sottotesto e l’atmosfera spirituale o simbolica della pagina.
Ci sono momenti in cui la testa rischia di affollarsi? Assolutamente sì! C’è il rischio di voler mettere troppo dentro una singola tavola: un riferimento, una metafora, una sfumatura di senso. Lì entra in gioco la disciplina del disegno. La china, il tratteggio e l’inchiostro richiedono sintesi e chiarezza. Quando il foglio si affolla troppo di idee, la penna mi impone di scegliere che cosa sia davvero essenziale per far respirare l’immagine.
🐋 A Simone Farè: Argenta sa di essere una strega, ma non sa chi fosse prima di perdere la memoria. Quanto ti interessava raccontare la ricerca del suo passato e quanto, invece, il suo diritto a diventare una persona diversa da quella che potrebbe essere stata?
Non lo nascondo: la perdita di memoria è un espediente narrativo che offre molti vantaggi. Man mano che studiavo la psicologia di Argenta, però, mi sono accorto che la persona che era stata, e che lei non ricordava, stava diventando un personaggio a sé, anche piuttosto importante.
In WitchCast la trasformazione in strega è un tema fondamentale, al centro di tutti i libri. La psicologia delle streghe di cui racconto ruota intorno al motivo per cui hanno deciso di sottoporsi all’iniziazione. È quindi molto interessante che Argenta sia una strega, ma non conosca le motivazioni che l’hanno spinta a diventarlo. Per questo guarda in modo spietato e rabbioso il mondo al quale appartiene.
Ovviamente, le sue origini saranno al centro dei libri finali…
🐋 A Andrea Franco: Con WitchCast arrivano una saga cartacea, una copertina illustrata e le tavole interne. Che passo rappresenta per la casa editrice? È un progetto particolare o apre una strada che vorreste continuare a seguire?
Se nei primi due anni ci siamo mossi con cautela, adesso è giunto il momento di affrontare la narrativa di genere a 360 gradi, con autori di qualità, disegnatori eccellenti e un pacchetto grafico di livello, grazie ad Alessandra Natuzzi.
Vogliamo fidelizzare i lettori con collane dedicate al fantastico e, presto, anche al romance. Stiamo cercando romanzi dark romance per la nuova collana Magenta, curata da Chiara Cassanelli.
Per questo libro arriveremo a Stranimondi con un bel po’ di gadget: calamite di WitchCast, limitatissime, quindi affrettatevi, adesivi, uno per ogni copia della prima tiratura, poster e stampe in overlay su acetato. Vogliamo dare il meglio del meglio.
🐋 A Fabio D’Isanto: Nelle tre tavole cambia il rapporto tra la figura umana, il lupo e la foresta. All’inizio il lupo domina la scena; nelle immagini successive i tre elementi sembrano appartenere sempre di più allo stesso spazio. Avevi pensato questa progressione fin dall’inizio oppure è emersa mentre disegnavi?
È una dinamica emersa e maturata proprio mentre lavoravo e “abitavo” lo spazio del disegno.
All’inizio, quando affronti un elemento iconico come il lupo, senti la necessità di dargli una presenza imponente, quasi schiacciante. Il lupo è la forza selvaggia, la presenza che domina e definisce la foresta. Poi, man mano che si entra nella storia e si costruisce il rapporto con le figure umane, il disegno stesso chiede una maggiore integrazione.
La foresta smette di essere soltanto un fondale e diventa un organismo vivo. La figura umana e la fiera non si limitano più a fronteggiarsi, ma entrano nello stesso spazio visivo. L’inchiostro e il tratteggio hanno cominciato a legarli, fino a farli appartenere allo stesso respiro e allo stesso spazio grafico. È stato un processo di scoperta avvenuto sul tavolo da disegno.
🐋 A Simone Farè: Il mondo di WitchCast ha regole precise: i patti danno potere ma chiedono un prezzo, i rituali seguono tempi e condizioni, mentre Venaglio e il bosco hanno una presenza molto forte. Quanto avevi già costruito prima di cominciare e quanto hai scoperto scrivendo?
Sarò un po’ in controtendenza, ma non amo progettare troppo dettagliatamente il mio mondo magico prima di cominciare a scrivere. Facendolo, mi sembrerebbe di scrivere il manuale di un gioco di ruolo e che il romanzo risultante fosse soltanto una campagna nella quale interpreto tutti i giocatori.
A parte gli scherzi, ho lasciato che la magia emergesse di volta in volta dalle situazioni che Argenta si trova ad affrontare. Come viene spesso ribadito, infatti, il potere magico in WitchCast è qualcosa di umorale, traditore ed erratico.
Esistono alcuni punti di riferimento ai quali ho conferito una certa sacralità, come gli athame e i cerchi magici. Ho anche lasciato intendere che una strega diventi potente attraverso la dedizione e l’impegno nello studio, ma per il resto domina un mistero in gran parte inconoscibile, insieme ai capricci di Madre Terra.
🐋 A Andrea Franco: Hai lavorato con giallo, spionaggio, fantasy e horror, hai vinto il Premio Tedeschi e hai pubblicato con Mondadori. Quando scegli un libro per OperaNarrativa, quanto pesa il tuo sguardo da scrittore? Nel caso di La fame del lupo ti ha aiutato oppure hai dovuto tenerlo a distanza?
Il mio lavoro di scrittore pesa molto, soprattutto perché sono molto attento alla tecnica e cerco anche personalità in un libro. Sapevo che Simone poteva garantirmi entrambe le cose e avevo ragione.
Pubblico ciò che vorrei leggere e scrivo ciò che vorrei leggere. La regola è la stessa. Metto però l’asticella molto in alto e questo non facilita il mio lavoro di selezionatore per OperaNarrativa. Preferisco, se necessario, pubblicare un libro in meno.
🐋 A Fabio D’Isanto: Con la balena bokononista hai creato il simbolo di una comunità; con il lupo sei entrato nel mondo immaginato da Simone Farè. Che cosa cambia fra i due lavori? E quali elementi visivi di questo primo volume potrebbero accompagnare anche il resto della saga?
La balena bokononista è nata come un simbolo quasi filosofico e totemico, un’icona chiamata a rappresentare un’idea di comunità e di ironica appartenenza. Lavorare sul mondo di Simone, invece, ha significato immergersi in una storia nella quale ogni elemento visivo deve rispondere a un’atmosfera precisa, alla psicologia dei personaggi e alla tensione del racconto.
Che cosa cambia? Con la balena ho lavorato sulla sintesi del simbolo; con il lupo e l’universo di Simone ho lavorato sulla materia della storia: il buio, la carne, il legno e la nebbia.
Per quanto riguarda il futuro della saga, ci sono alcuni elementi visivi destinati a rimanere e a fare da filo conduttore: l’uso materico del bianco e nero, la china, i contrasti netti e il tratteggio fitto che dà volume e profondità; il rapporto fra le figure e l’ambiente, con luoghi che non sono semplici sfondi, ma presenze capaci di dialogare con chi li attraversa; infine, la cura per i dettagli totemici e rituali, come oggetti, sguardi e segni che possono tenere insieme l’identità visiva del progetto.
🐋 A Simone Farè, Andrea Franco e Fabio D’Isanto
Avete costruito WitchCast mettendo insieme scrittura, progetto editoriale e immagini. Nei prossimi volumi potranno cambiare il mistero, i luoghi e i personaggi: qual è, per ciascuno di voi, la cosa che dovrà restare perché WitchCast continui a essere riconoscibile?
Andrea Franco: Il logo, la veste grafica, lo stile dei disegni e la qualità della scrittura. Sono un tutt’uno. Stiamo già lavorando al secondo volume per pubblicarlo il prima possibile. Le streghe non vi faranno aspettare.
Simone Farè: Argenta. La serie non avrebbe senso se le persone non riuscissero a riconoscersi nel suo cammino. Di storia in storia Argenta maturerà, imparerà e crescerà. Sarà sempre lei e, allo stesso tempo, sarà importante vedere che cosa sarà cambiato, di volta in volta.
Le persone che si appassioneranno a WitchCast vorranno un nuovo volume per incontrarla ancora e averla al proprio fianco durante l’esplorazione del pericoloso mondo delle streghe.
Fabio D’Isanto: Per me deve restare l’alchimia fra visione e racconto, quell’equilibrio per cui l’immagine non è un semplice ornamento del testo e il testo non è la didascalia dell’immagine.
Potranno cambiare le ambientazioni, i misteri e i volti che incontreremo, ma dovranno restare l’atmosfera, l’attenzione ai dettagli e quell’energia selvatica e sincera che appartiene a WitchCast. È da questi elementi che può nascere un’identità visiva riconoscibile anche nei prossimi volumi.