Ragazzi con l’aureola

Autrice: Costanza F.

Editore: Les Flâneurs Edizioni 

Data pubblicazione: marzo 2026

EAN : 9791254512524

Pagine: 139

Formato: brossura

I motorini rosa uccidono

Una ragazza attraversa il cortile su un motorino rosa. È sufficiente quello per farla uscire dal mondo reale ed entrare nel mirino della fantasia di Mago. In un attimo smette di essere una presenza qualunque e diventa un bersaglio.

Forse conviene partire da qui, prima ancora che dalle etichette con cui il libro può essere presentato. Noir adolescenziale, romanzo sul disagio giovanile, storia di una piccola banda criminale: sono definizioni possibili, ma non bastano. La violenza non viene dai margini, né da traumi che offrirebbero una spiegazione rassicurante. Si sviluppa fra famiglie istruite, persone “per bene”, una normalità che nessuno mette in discussione. Dentro questo mondo protetto e colto trova il terreno per espandersi.

La storia passa tutta attraverso lo sguardo di Mago, all’anagrafe Marco. Baudelaire, Foscolo e Kubrick gli servono meno, più che a capire il mondo, a costruirsi un’immagine. Prima ancora della violenza, c’è il bisogno di trasformare la propria vita in qualcosa di più grande, più letterario, più interessante.

Anche gli altri ragazzi della banda partecipano a questa costruzione. Ognuno recita una parte, ognuno riconosce quella degli altri. Chiusi dentro lo stesso immaginario, finiscono per confermarsi a vicenda. Quello che visto da fuori apparirebbe assurdo o grottesco, all’interno del gruppo smette poco alla volta di esserlo. Nessuno riporta i piedi per terra gli altri; ognuno contribuisce a spingere il gioco un po’ più avanti.

È dentro questo meccanismo che le vittime smettono di essere persone e diventano «oggetti». Milena, la ragazza del motorino rosa che attraversa il cortile del liceo nelle prime pagine, è il caso più evidente. Mago non la guarda davvero: la trasforma subito in un elemento della storia che si sta costruendo addosso. Prima ancora di diventare una vittima, diventa una funzione.

Alla Cala del Pipistrello, la baracca sul mare che la banda trasforma nel proprio rifugio e nel proprio teatro, questo processo arriva al punto più estremo. I ragazzi parlano delle vittime, le osservano, le scelgono, ne discutono come se fossero già parte di un piano. È lì che si capisce come il romanzo sposti l’attenzione dal gesto alla preparazione del gesto: quando arriva la violenza, qualcosa si è già rotto da tempo.

Dividere la colpa, moltiplicare le fantasie

Se Mago da solo può immaginare qualsiasi cosa, la banda gli offre qualcosa di più pericoloso: qualcuno disposto a prenderlo sul serio. Beirut, Martire, Probo e Mago non formano soltanto una gang adolescenziale. Ognuno trova negli altri la conferma del ruolo che si è scelto.

Leggono gli stessi libri, condividono gli stessi riferimenti, passano ore a parlarsi addosso. Più che mettere in discussione le idee degli altri, finiscono spesso per rafforzarle. Quello che da solo potrebbe restare una fantasia, dentro il gruppo acquista consistenza.

Per questo contano tanto le abitudini che si costruiscono insieme. Le vittime osservate, i sopralluoghi, i ritorni alla Cala del Pipistrello, i preparativi che precedono ogni azione. Non perché servano soltanto a organizzarsi, ma perché ogni volta confermano l’esistenza del gruppo.

All’inizio sembra quasi un gioco. Poi i limiti si spostano poco alla volta. I ragazzi discutono quanto osare, dove fermarsi, quando rilanciare. Non c’è un momento preciso in cui tutto cambia. Ogni volta fanno un passo in più.

Anche la colpa, a quel punto, cambia forma. Non c’è un unico responsabile da isolare. Ognuno spinge gli altri un po’ più avanti e, nello stesso tempo, li protegge. Più delle motivazioni individuali contano le complicità, le alleanze, il bisogno di continuare a far parte del gruppo. Da soli avrebbero meno coraggio. In quattro, invece, dividono la colpa, ma moltiplicano e rafforzano le fantasie.

Si fa presto a dire Arancia meccanica

Nel romanzo la normalità e il delirio continuano a stare uno accanto all’altro senza mai separarsi davvero. Dopo la notte ci sono ancora le interrogazioni, i genitori, le uscite con gli amici. Nulla sembra cambiare abbastanza da costringere qualcuno a fermarsi.

Per buona parte del libro questa ambiguità funziona. Mago racconta i fatti come li vede lui, mescolando continuamente quello che accade con quello che immagina. Il lettore non è mai del tutto sicuro di dove finisca una cosa e cominci l’altra, e gran parte della tensione nasce proprio da questa incertezza.

È anche il motivo per cui il paragone con Arancia meccanica risulta inevitabile e, allo stesso tempo, limitante. Una volta riconosciuto il riferimento, il punto diventa un altro. Costanza F. è più interessante quando si allontana da Kubrick e torna ai suoi ragazzi, alle loro famiglie, alle loro ossessioni.

Si fa presto a dire Arancia meccanica. Il difficile è spremere quell’arancia fino in fondo e accorgersi che il succo più amaro non viene dalla violenza, ma dalla normalità che l’ha coltivata.

Il credito dell’aureola

Ragazzi con l’aureola diffida delle spiegazioni che sistemano ogni cosa al posto giusto. 

Costanza F. porta il lettore dentro la testa di Marco, nelle sue ossessioni e nel modo in cui ogni episodio viene trasformato in racconto. Ma Capirlo non significa assolverlo.

L’aureola del titolo è anche il credito concesso in anticipo a questi ragazzi. Sono brillanti, colti, figli delle famiglie giuste. Prima ancora di essere guardati davvero, vengono pensati come innocenti. Una citazione ben piazzata, un buon voto, una certa facilità nel parlare finiscono spesso per essere presi come prove di maturità.

A quel punto entrano in gioco anche gli adulti: genitori, insegnanti, tutte le persone che continuano a vedere quei ragazzi per come appaiono e non per quello che stanno diventando.

L’autrice avrebbe potuto scegliere una strada più facile e già battuta. Invece di cercare il male ai margini, lo lascia crescere dentro ambienti che continuano a considerarsi al sicuro.

Alla fine Ragazzi con l’aureola non racconta soltanto una banda di adolescenti violenti. Racconta quanto possa essere difficile distinguere il privilegio dalla virtù, la cultura dalla coscienza, la rispettabilità dall’innocenza.

L’aureola viene prima della colpa. Ed è proprio per questo che la colpa riesce a passare inosservata così a lungo.

 

Perché sì

Perché ha il coraggio di raccontare il male dove nessuno vuole cercarlo.

Perché no

Per chi ha bisogno di una spiegazione che rimetta ogni cosa al suo posto.