Con B. K. Roncari ci siamo conosciuti anni fa al Salone del Libro di Torino: ci ha dato un biglietto da visita dicendoci che aveva scritto una rilettura fantasy dei Promessi Sposi. La nostra reazione, più o meno, fu: o è completamente pazzo o è un grandissimo figo. Col tempo abbiamo capito che probabilmente le due cose non si escludono affatto. Poi abbiamo letto Engaged. Il Libro di Renzo e Engaged. Il Segreto di Lucia, li abbiamo divorati, discussi e amati. Da allora abbiamo continuato a seguire il percorso di un autore che ha la rara capacità di prendere materiali che tutti crediamo di conoscere e guardarli da un’angolazione nuova, personale e sorprendente.

Oggi siamo qui per parlare del suo nuovo romanzo, Shakespeare Erased. La Scuola della Notte, uscito il 14 luglio per Rizzoli. Un romantasy storico ambientato nell’Inghilterra elisabettiana del 1585 che intreccia gli anni perduti di William Shakespeare, la figura di Emilia Bassano — considerata da alcuni studiosi una possibile ispiratrice della celebre Dark Lady dei Sonetti —, i segreti della Scuola della Notte, gli intrighi della corte di Elizabeth Tudor e il leggendario reame di Faerie, popolato da Fae, fate e antiche magie.

Dietro duelli, misteri, teatro, politica e incantesimi, il romanzo mette in scena anche una riflessione sulle storie che vengono ricordate e su quelle che finiscono ai margini del racconto. Un tema che attraversa tutta l’opera e che rende ancora più interessante il dialogo tra realtà storica e invenzione fantastica.
L’uscita arriva inoltre a pochi giorni dal World Shakespeare Congress 2026 di Verona, uno degli appuntamenti internazionali più importanti dedicati al Bardo.

Noi ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con l’autore.

Buona lettura.

 🐋 Dopo esserti confrontato con Manzoni e con uno dei romanzi più importanti della tradizione italiana, questa volta hai scelto Shakespeare, la corte elisabettiana e uno dei più grandi misteri della storia letteraria. Cosa ti attrae delle storie che sembrano ormai appartenere al mito?

Direi cosa NON mi attira di queste storie così misteriose e affascinanti, dato che sono una persona curiosissima per natura.

Per “Engaged” è stata la scoperta che gli antenati di Alessandro Manzoni avevano molto più a che fare con la storia de “I Promessi Sposi” di quello che ci hanno fatto studiare a scuola, e che forse l’Anonimo aveva parecchie altre cose da dire rispetto a quelle selezionate da Don Lisander, che ammetteva apertamente di aver tagliato dal Manoscritto originario tutte le parti succose che trattavano di magia e di amore! Manzoni era un discendente dell’Innominato da parte di madre, e dei nemici giurati del Don Rodrigo Storico (alias Gian Ambrogio Arrigoni) dal lato paterno.

Alla base di “Shakespeare Erased”, invece, c’è il mistero degli anni perduti del Bardo dell’Avon, i sette anni tra il 1585 e il 1592 in cui Will è stato “cancellato” (Erased) dalla storia. Ma non solo. C’è anche la spinosa questione dell’Autorialità delle sue opere, giacché sembra incredibile che il figlio di un guantaio di Stratford-upon-Avon che conosceva poco latino e ancor meno greco possa essere diventato il più grande drammaturgo di tutti i tempi, scrivendo con competenza di antichità romane, storie di corte e città italiane da lui mai visitate. E poi ci sono altre persone “cancellate” dalla storia, fra cui la co-protagonista del romanzo, Emilia Bassano, che è quasi certamente la cosiddetta Dark Lady dei Sonetti di Shakespeare, nonché la prima poetessa professionista non nobile d’Inghilterra.

Vi pare poco?

 

 🐋 Ah, ecco da cosa deriva la Erased nel titolo! Infatti, a fine lettura, viene quasi il dubbio che il personaggio davvero cancellato non sia Shakespeare, ma Emilia Bassano. Quando hai iniziato a scrivere, chi sentivi di voler riportare alla luce?

Esatto, volevo proprio riportare alla luce la storia di Emilia, e con lei quella di tutte le altre donne cancellate dalla storia, come le artiste e le scienziate le cui opere sono state attribuite ingiustamente alle loro controparti maschili.

C’è una metà oscura dell’umanità, come il lato opposto della Luna, non meno importante di quello che guarda costantemente verso la Terra.

Emilia in tal senso era la persona perfetta per ridare voce a chi non ha voce, perché nella sua vita reale è stata una femminista ante-litteram. Basti pensare che nell’introduzione alla sua opera poetica Salve Deus, Rex Judaeorum afferma che senza le donne gli uomini: «sarebbero del tutto estinti dal mondo con una fine definitiva per tutti loro».

 

 🐋 Molti autori scelgono Shakespeare come simbolo del genio letterario già compiuto. Tu invece lo incontri quando è ancora un ragazzo pieno di debiti, paure, errori e ambizioni. Ti interessava raccontare il genio prima che diventasse Shakespeare?

Sì, è un altro dei motivi per cui ho intitolato il romanzo “Shakespeare Erased”. Per parlare di William Shakespeare l’uomo, non il mito, è necessario “cancellare” tutto quello che si crede di sapere di lui.

Il mio Will è sposato con una donna di otto anni più grande di lui, probabilmente un’unione nata per mettere a tacere lo scandalo del concepimento di Susanna fuori dal matrimonio, e all’inizio del romanzo diventa padre di due gemelli, Hamnet e Judith.

Non abita con i genitori, ma nella casa del fratello di sua moglie, e probabilmente ha dovuto interrompere l’apprendistato di sette anni per diventare guantaio e mettersi a fare altri lavori più improvvisati per sfamare la propria famiglia.

Eppure, il Will ventenne ha un sogno che non riesce a mettere a tacere dentro di sé, alimentato dagli spettacoli delle troupe itineranti di passaggio per Stratford, e sente una vocazione irresistibile a calcare le assi dei palcoscenici più prestigiosi di Londra, per raccogliere l’ammirazione di un pubblico ammirante.

Per farlo, tuttavia, dovrà venire a patti con la parte più nascosta di sé stesso… e con i Fae.

 

 🐋 Il tuo romanzo arriva in libreria a pochi giorni dal World Shakespeare Congress di Verona, uno degli appuntamenti più importanti per gli studi shakespeariani. Che effetto ti fa presentare una storia così legata al Bardo proprio mentre la comunità internazionale degli studiosi si ritrova in Italia per discuterne l’opera e l’eredità?

È per me una grande emozione e un grande onore.

L’Università di Verona è stata tanto gentile da concedere a Rizzoli uno stand dedicato esclusivamente alla promozione del mio romanzo, e prenderò parte attiva al Congresso, partecipando in particolar modo alle conferenze dedicate a Shakespeare nella fiction e nella traduzione.

Questo congresso raduna studiosi da tutto il mondo, compreso il mio relatore della tesi, il prof. Carlo Maria Bajetta, ordinario di Lingua e Letteratura Inglese all’Università della Val d’Aosta ed esperto proprio di Sir Walter Raleigh e dell’epoca elisabettiana, e si svolge ogni cinque anni. In questa occasione, inoltre, si celebra anche il 50° anniversario della International Shakespeare Association di cui sono membro.

Il titolo del raduno, “Planetary Shakespeare”, mi sembra un ottimo auspicio.

 

 🐋 In Shakespeare ERASED la magia non sembra mai gratuita: ha un prezzo, pretende sacrifici e spesso assomiglia al processo creativo. Quanto sono vicine, per te, l’ispirazione artistica e la magia?

Per me l’ispirazione artistica è magia, o meglio, mana. Le arti performative – come la musica, la danza, il teatro, la poesia e anche la scherma – ottengono dei risultati magici, facendo convogliare il Fascino delle persone sugli artisti al centro dell’attenzione, che a loro volta trasformano questa magica energia in veri e propri Incanti.

Quando ho pensato al sistema magico per questo libro non mi ci è voluto molto per comprendere il profondo legame tra la magia e il linguaggio teatrale, e spero in tal senso di aver fatto un buon servizio sia a Shakespeare sia ai lettori.

 

 🐋 Emilia Bassano è una figura storica che negli ultimi anni ha suscitato un crescente interesse, anche per il suo possibile legame con la Dark Lady dei Sonetti. Che cosa ti ha affascinato di lei come personaggio prima ancora che come figura storica?

Emilia Bassano per me è davvero la Dark Lady, la “Dama Oscura” dei Sonetti di Shakespeare. Ma mi chiedo: lei vorrebbe veramente essere considerata solo così?

Pensiamoci, la storia è piena di donne che sono state definite solo in relazione alle loro controparti maschili: la moglie di Roosevelt, l’amante di Cesare e Marco Antonio, la compagna di Picasso…

Questo è davvero sminuente rispetto alle grandi donne del passato e del presente, anche perché vi sono molte più artiste, scienziate e pensatrici di quello che vorrebbe farci passare una Storia (His-Story) tutta declinata al maschile.

E invece no! Queste donne sono la statista Eleanor Roosevelt, la regina Cleopatra Tea Filopàtore, Dora Maar, fotografa e artista surrealista.

Lo stesso vale per Emilia, che ebbe il coraggio e la forza di emergere come autrice in un mondo di uomini, così come Elizabeth I Tudor emerse come Regina Vergine, rifiutandosi per tutta la vita di sposarsi e dividere il potere con un uomo.

 

 🐋 La Scuola della Notte è uno di quei luoghi sospesi tra storia documentata, leggenda e speculazione letteraria. Quanto ti attirava proprio questa zona grigia, dove non è più possibile distinguere con certezza il fatto storico dal mito?

La Scuola della Notte esisteva certamente ed era un luogo grigio, proprio come lo hai definito tu, a metà strada fra società segreta e circolo letterario, fra ritrovo scientifico e setta occultista. Ne facevano parte l’imprenditore Sir Walter Raleigh, il matematico Thomas Harriot, il commediografo Christopher Marlowe, il “conte mago” Henry Percy e secondo alcuni anche Sir Philip Sidney, il dottor John Dee e Giordano Bruno.

Inoltre, viene citata in un’opera di Shakespeare, Pene d’amor perdute, in un passaggio piuttosto criptico messo in bocca a Biròn (che secondo alcuni sarebbe un alter ego di Bruno): “Oh paradosso! Nera è l’insegna dell’Inferno, la tinta delle segrete (dungeons) e la Scuola della Notte”.

Ovviamente, questa zona grigia era troppo affascinante per lasciarmela scappare, anche perché mi forniva un luogo di ritrovo e aggregazione per alcuni dei personaggi principali della vicenda.

Nella mia interpretazione, la scuola si trova sull’isola di Avalon e più precisamente nel castello di Camelot, entrambi sradicati dal nostro mondo e collocati in una sorta di bolla temporale, un inframondo tra le varie realtà, e in particolare un baluardo del mondo umano contro le ingerenze di Faerie, la terra dei Fae.

 

 🐋 Nel romanzo convivono Shakespeare, il ciclo arturiano, il folklore dei Fae, l’Inghilterra elisabettiana e una quantità impressionante di riferimenti letterari e culturali. Quali sono stati i libri, gli autori o le opere che ti hanno accompagnato maggiormente durante la scrittura?

Sono davvero troppi per citarli tutti! Le opere di Shakespeare che ho saccheggiato più pesantemente sono Pene d’amor perdute (e il suo seguito, l’opera perduta Pene d’amore vinte), Sogno di una notte di mezz’estate, La tempesta e Come vi piace. Ma sullo sfondo ci sono anche tutte le opere italiane, in particolare Romeo e Giulietta, Otello e Il mercante di Venezia.

Mi sono poi stati di grande aiuto alcuni volumetti di ricostruzione storica dai titoli simpaticissimi, come The Time Traveller’s Guide to Elizabethan England di Ian Mortimer e Shakespeare’s London di Stephen Porter sulla vita quotidiana in epoca Tudor.

E tutto ciò che è stato scritto su Emilia Bassano, il Conte di Essex, Will, Elizabeth, Dudley etc. etc. su cui sia riuscito a mettere mano, fisicamente o online.

Per il folklore relativo a Re Artù e ai Fae ho fatto riferimento soprattutto al modo in cui venivano percepiti in Età Moderna, a cavallo tra XVI e XVII secolo, ma ho anche voluto intrecciare il tutto con le teorie di Giordano Bruno sui sigilli e il Rosacrocianesimo. I miei Fae, data la fascinazione dell’epoca per la cultura egizia, appena riscoperta, hanno molto a che fare con le divinità dell’Antico Egitto.

 

 🐋 Dietro l’avventura e il fantastico sembra esserci una domanda molto concreta: chi decide quali voci meritano di entrare nella Storia e quali invece vengono dimenticate? È un tema nato dalla ricerca sul periodo elisabettiano oppure da una riflessione sul presente?

Da entrambe, perché è un tema attuale in ogni epoca, e per me la Storia, la Letteratura e il Fantasy sono degli espedienti preziosi per parlare alle lettrici e ai lettori di oggi.

Mi affascina molto il fatto che oggi siamo in uno dei periodi in cui la Censura, la Propaganda e la Disinformazione sono più forti in assoluto, e intrecciate in modo indissolubile con il Potere economico e politico, eppure forse proprio per questo è più forte un movimento uguale e opposto di protesta, di verifica delle fonte, di scoperta della vera storia delle minoranze e delle persone, dei popoli e delle donne cancellate dalla Storia ufficiale.

L’epoca di Elizabeth I Tudor era simile perché si collocava nell’ambito delle grandi guerre di religione e della nascita degli stati nazionali. L’omicidio politico era un’arma all’ordine del giorno per cercare di rovesciare il potere costituito, al fianco alle armi della propaganda politica e religiosa e degli strumenti di comunicazione di massa disponibili all’epoca: Stampa e Teatro in primis, affiancati, all’epoca, da Musica, Poesia e il Romanzo contemporaneo. Quest’ultimo era, appena nato con il Don Chisciotte di Cervantes (1605), che sappiamo essere noto a Shakespeare, dato che ne trasse un’opera perduta, intitolata Cardenio, scritta a quattro mani con Fletcher.

 🐋 Shakespeare è probabilmente l’autore più celebrato e studiato della cultura occidentale. C’è ancora qualcosa di lui che ci sfugge e che continua a renderlo vivo per i lettori di oggi?

Lo spero! C’è ancora tanto da scoprire, su di lui e sulle sue opere, sul metodo in cui scrivevano veramente i drammaturghi dell’epoca, probabilmente più simile alla Writers’ Room di una serie televisiva contemporanea che al mito del genio solitario chiuso nel proprio studio.

Ma se anche non ci fosse più nulla da scoprire, ci sarebbe sempre tanto da rileggere, perché i classici sono sempre contemporanei e cambiano a seconda della realtà concreta in cui vengono letti.

Shakespeare stesso fu molto popolare nella sua epoca, ma poi per molti decenni venne quasi dimenticato, e se non avessimo avuto l’edizione del First Folio del 1623, pubblicata sette anni dopo la sua morte, avremmo perso diciotto delle sue opere principali, tra cui La tempesta, Macbeth, Giulio Cesare e Antonio e Cleopatra.

E poi, come dicevo sopra, ci sono moltissime sovrastrutture, anche scolastiche, che ci impediscono di leggere o vedere a teatro le opere di Shakespeare con gli occhi di un bambino, senza filtri. Per questo l’operazione di “cancellare” tutti i pregiudizi e le immagini preconcette, risalendo alla verità storica condita con un po’ di fantasia, non può certo far male.

 

 🐋 Shakespeare ERASED è un romanzo autoconclusivo, ma il mondo che costruisci sembra molto più ampio della storia che racconti in queste pagine. Durante la scrittura ti sei trovato a immaginare altre vicende, altri protagonisti o altri angoli di questo universo che vorresti esplorare in futuro?

Certo! Il romanzo è un historical romantasy autoconclusivo, e per la natura stessa del genere porta al lieto fine e alla creazione di una coppia felice… ma nella storia vera le cose non vanno mai a finire con il “e vissero per sempre felici e contenti”.

Ho ancora diverse storie da narrare su questa epoca e in questa cornice narrativa, per esempio quella del Dottor Faust con Christopher Marlowe, e quella di Shakespeare con l’Invincibile Armata spagnola e la Tempesta che la distrusse… ma queste sono altre storie, e bisognerà narrarle in altri romanzi, se la risposta del pubblico sarà positiva.

 

 🐋 Dopo aver trascorso così tanto tempo accanto a Shakespeare, Emilia Bassano, Essex, Raleigh e agli altri protagonisti dell’epoca, c’è un personaggio storico che hai dovuto lasciare in secondo piano e che meriterebbe un romanzo tutto suo?

Come ho risposto poc’anzi, Christopher Marlowe, spia, commediografo, forse negromante… e al suo fianco il dottor John Dee, che sosteneva di poter parlare con gli angeli… ma forse finì per risvegliare il demone Mefistofele.

Mi piacerebbe anche narrare altre vicende legate agli anni perduti di Shakespeare e dare un finale positivo alle vite di alcuni dei miei protagonisti che, secondo la Storia ufficiale, finiranno invece in modo tragico.

È anche questo, a mio parere, uno degli scopi della letteratura. Salvare un mondo naufragato, ridare voce a chi non ha voce, far riemergere dalle pieghe del Tempo storie dimenticate o che avrebbero potuto essere, ma non sono state. Dando sempre una speranza e una possibilità di redenzione.

 

 🐋 Bonus. Se potessi sederti per una sera alla Tavola Rotonda della tua personale Scuola della Notte, scegliendo tre invitati tra personaggi storici e letterari, chi chiameresti e perché?

Allora, chiamerei tutti gli autori e le autrici del passato che non ho mai potuto incontrare di persona, ma che sento lo stesso essere stati miei amici. A partire da J.R.R. Tolkien, Ursula K. Le Guin, Shakespeare stesso e molti altri.

Vorrei parlare con loro, scherzare, bere birra e mangiare come hobbit, tirando fino a tarda sera.

Ve lo immaginate che storie verrebbero fuori?