Con Odissea nel Tempo, Sergio Bonelli Editore riunisce per la prima volta in un’unica saga Zagor, Martin Mystère e Nathan Never, coinvolgendo le tre serie regolari e uno speciale dedicato all’evento. Annunciato per la fine del 2026, il progetto porta a incontrarsi protagonisti che appartengono a momenti diversi della storia dell’immaginario bonelliano.
Alla sceneggiatura troviamo Adriano Barone, autore che da anni si muove tra fumetto, narrativa e scrittura per altri media, già alle prese negli ultimi anni con progetti come il crossover tra Nathan Never e Martin Mystère e Nathan Never/Justice League.
🐋 Odissea nel Tempo mette in relazione tre serie che appartengono a momenti diversi dell’immaginario Bonelli. Come è nata l’idea del progetto e quale percorso ha portato questa storia dalla fase iniziale alla pubblicazione?
Di fatto è stato il successo del primo team up a portare la casa editrice a contattarmi di nuovo e a dirmi che avrei potuto fare qualcosa di ancora più ambizioso coinvolgendo Zagor.
🐋 Dopo l’incontro tra Nathan Never e Martin Mystère, questa volta entra in scena anche Zagor. Che cosa ti interessava esplorare attraverso la presenza dello Spirito con la Scure accanto a due protagonisti appartenenti a contesti molto diversi dal suo e quali sono state le principali sfide nel costruire un dialogo credibile tra tre personaggi così lontani per epoca, ambientazione e sensibilità narrativa?
In realtà l’essenza eroica dei personaggi Bonelli secondo me consente loro un’interazione quasi “naturale”. Ci potrà essere chi è più o meno diffidente all’inizio, ma riconoscere che qualcuno combatta dalla parte giusta (e nei fumetti di avventura fortunatamente questa è sempre facilmente identificabile) permette loro di capirsi molto rapidamente, superando le difficoltà derivanti dal vivere in epoche diverse o mondi diversi (penso a Dragonero). In particolare ho voluto sottolineare questo aspetto in Zagor, che in un’avventura per lui insolita si dimostra comunque sempre eroico e perfettamente in grado di capire cosa sta succedendo, anche se non possiede le nozioni scientifiche per comprendere i dettagli.
🐋 I crossover occupano da sempre una posizione particolare nella storia editoriale Bonelli. Da autore e da lettore, quale ritieni sia oggi il ruolo di questo tipo di operazioni all’interno di serie dalla lunga continuità?
Nella mia testa, le testate Bonelli sono sempre state autonome e indipendenti.
Da lettore che aveva già aspirazioni da sceneggiatore, leggerli mi ha sempre suscitato numerose domande a livello di continuity, perché… semplicemente i conti non tornavano. Quindi dato che sono un lettore onnivoro di testate Bonelli, ho una sezione dedicata ai loro incontri (ma in realtà anche alla “struttura” dell’universo Bonelli), per chiedermi se questi potessero rispondere a delle “regole coerenti e costanti”. Dopo avere letto alcuni numeri chiave (almeno per me), come Martin Mystère 242-243, o “Le sette città di Cibola” di Zagor (in cui scopriamo che esiste una sorta di antenato atlantideo di Zagor, Pahana), lo Speciale 8 di Zagor “Anima Nera” (in cui si parla di una battaglia che si svolge in molte parti dell’universo), dopo aver letto Dampyr e del funzionamento del suo multiverso… mi sono convinto che la soluzione che avevo ideato potesse permettere di giustificare sia gli incontri tra personaggi sia la scrittura delle singole testate come è sempre stata (cioè autonoma), ed è diventato ufficiale in Nathan Never 402, durante il team up tra Martin Mystère e Nathan Never.
🐋 Prima di Odissea nel Tempo avevi già messo in relazione Nathan Never e Martin Mystère nel ciclo inaugurato da Crossover. Quali elementi di quell’esperienza ti hanno accompagnato nella scrittura di questa nuova saga e quali, invece, hanno richiesto un approccio diverso?
Diciamo che sono due operazioni simili, ma profondamente diverse tra loro.
Il primo team up era una storia unica e corale, che di fatto aveva come protagonista Nathan Never Zero, che è una mia creazione originale. L’idea era chiudere Dipartimento 51, creare un arco narrativo per questo personaggio e nel finale presentare una sorta di struttura di questo Multiverso che c’è ma non influenza se non in casi eccezionali le vite dei personaggi.
Odissea nel Tempo parte da quanto già stabilito e lo rende ancora più ufficiale, presentando una situazione (che non posso spoilerare) che spiega ulteriormente questa struttura ed è scritto ad albi molto più autoconclusivi, in cui il titolare di testata riceve di volta in volta lo spotlight narrativo.
🐋 Parlando di Nathan Never/Justice League, hai raccontato come una delle sfide principali fosse far incontrare mondi differenti senza perdere l’identità dei protagonisti coinvolti. È una riflessione che ti ha accompagnato anche durante la lavorazione di Odissea nel Tempo?
Ancora di più. Nel percepito di alcuni lettori, certi eroi non possono vivere certe avventure. Io invece sostengo che finché rientrano nel campo narrativo/nei generi già esplorati dal personaggio, non importa il tipo di storia, ma importa il comportamento e il modo di parlare del personaggio stesso. In questo senso, ho cercato di scrivere uno Zagor più Nolittiano possibile, e un Martin più Castelliano possibile (anche nel senso dei suoi valori).
🐋 Nella costruzione di una saga che si sviluppa attraverso più albi e più testate, quanto cambia il lavoro di progettazione rispetto a una storia autoconclusiva? Come affronti l’organizzazione di una struttura narrativa così ampia?
Con disperazione? Scherzi a parte, devo ringraziare in ogni modo possibile il mio editor su questa storia, Antonio Serra, che è stato di un rigore assoluto sia nell’aiutarmi a sviluppare il soggetto, sia poi nel trovare ogni buco di logica possibile e immaginabile.
Siamo partiti da un soggetto di massima che abbiamo riscritto più volte e su cui abbiamo chiesto pareri anche a Carlo Recagno (per Martin), Moreno Burattini e Jacopo Rauch (per Zagor), per essere sicuri di essere rigorosi nel rispettare il tone of voice di ogni singolo personaggio.
Inoltre, un crossover di supereroi richiede una gestione del lavoro più “distribuita”, in quanto gli albi sono da 20 pagine: la realizzazione è più rapida, eventuali cambiamenti o correzioni si applicano più facilmente. Gli albi Bonelli variano da 78 a 94 pagine, e i disegnatori, giustamente, ci mettono mesi a realizzarli. Ora immagina di scrivere in sceneggiatura, in modo preciso, “vedi tale vignetta di tale pagina di tale albo”. Il problema è che il disegnatore non vede proprio niente, perché l’altro disegnatore a quella parte non ci è ancora arrivato! Anche in questo senso il lavoro di editor e coordinatore di Antonio Serra è stato insostituibile.
Altri parametri che mi sono dato sono stati di ripresentare alcune vignette o alcune sequenze di albi storici, di modo da far vedere che questa storia si sviluppa da storie già esistenti, e anche di presentare tantissimi personaggi secondari da diverse epoche della storia editoriale di ciascuno dei protagonisti, per dare l’idea di una storia con uno scope molto ampio.
Se un evento viene presentato come tale, poi va anche scritto come tale, insomma. O almeno ci si prova.
🐋 Mr. Evidence è un’opera che riflette su percezione, identità e costruzione della realtà, temi che in forme diverse sembrano riaffiorare anche in altri tuoi lavori. Guardando oggi al tuo percorso, ritieni che quel progetto abbia lasciato tracce nel modo in cui affronti storie più ampie e seriali?
Secondo me l’importanza di Mr. Evidence nella mia scrittura è l’attenzione alla caratterizzazione dei personaggi anche nei dialoghi e il non dimenticare mai quale sia il percorso tematico del personaggio stesso nel momento in cui si deve ideare una vicenda che lo riguarda.
🐋 Da Il ghigno di Arlecchino a Zentropia, passando per Ride – Il gioco del custode e molti dei tuoi lavori bonelliani, riaffiorano spesso mondi alternativi, realtà da decifrare e sistemi narrativi che mettono in discussione ciò che appare evidente. È una continuità che riconosci nel tuo percorso di autore? E che cosa continua ad attirarti verso questi territori narrativi?
Temo che quella rappresenti un po’ una prima parte del mio percorso di autore, mentre in questa fase mi vedo più preoccupato del rapporto dei personaggi col proprio passato, su come fanno i conti con quel passato e come questo li faccia crescere. E in certe storie, su come non riescano a fare i conti in parte nemmeno col proprio presente.
Il tema del mondo alternativo però in questo un po’ rimane, in quanto ti costringe alla domanda: “Anche se attorno a te cambia tutto, la tua essenza di essere umano rimane la medesima? O qualcosa cambia e scopri lati di te che non conoscevi e non sapevi neanche esistessero?”
🐋 Abbiamo parlato spesso di tempo, passato e futuro. In chiusura ti chiediamo allora uno sguardo in avanti: a quali progetti stai lavorando e quali sono le storie che ti piacerebbe raccontare nei prossimi anni?
Allora, su Audible è appena uscita “La voce fantasma”; un Original letto da Francesco Pannofino e scritto col mio amico Luca Blengino.
Delle storie a cui sto lavorando (o che sono terminate e usciranno l’anno prossimo) ahimè non posso parlare finché non vengono annunciate. Forse posso dire che alcune non usciranno per il mercato italiano, e questa per me è una tappa importante nel mio percorso da sceneggiatore. Resta da vedere se riuscirò a continuare su quella strada. Come ho detto sopra: ci si prova. Si può solo continuare a provare.
Nota legale, semiseria ma sentita
Tutte le immagini utilizzate in questo speciale sono © Sergio Bonelli Editore e dei rispettivi aventi diritto. Anche quelle che abbiamo amorevolmente maltrattato, rielaborato, reinterpretato o più genericamente “impiastricciato” con strumenti di intelligenza artificiale restano comunque proprietà dei loro legittimi titolari.
L’AI, del resto, può cambiare colori, sfondi e qualche dettaglio qua e là, ma non può certo appropriarsi di Zagor, Martin Mystère, Nathan Never o di decenni di storia editoriale.
Adriano Barone, invece, è orgogliosamente © di se stesso. E, per quanto ne sappiamo, continua a esserlo anche in tutte le linee temporali, realtà alternative e universi paralleli finora conosciuti.