Siamo molto felici di pubblicare l’intervista a Elena Mandolini, in occasione del cover reveal Il tessitore di incubi. Abbiamo avuto modo di leggere in anteprima il romanzo, che arriverà in libreria in autunno, con una prima presentazione al Salone del Libro di Torino 2026 allo stand Dark Zone.
Il romanzo segue un protagonista costantemente sotto pressione, diviso tra risultati, aspettative e la necessità di restare all’altezza. È proprio da questa tensione che la storia prende forma: ciò che all’inizio sembra controllo e determinazione si complica progressivamente, fino a mostrare un costo che non può più essere ignorato.
Il romanzo segue un protagonista costantemente sotto pressione, diviso tra risultati, aspettative e la necessità di restare all’altezza. All’inizio sembra controllo e determinazione si complica progressivamente, fino a mostrare un costo che non può più essere ignorato.
A colpire è soprattutto la scrittura, precisa e controllata, capace di far crescere il perturbante dall’interno delle situazioni senza forzature.
Ora ci facciamo da parte e lasciamo la parola all’autrice.
🐋 Per chi ancora non ti conosce, come racconteresti il tuo percorso di scrittrice e il tuo rapporto con l’horror?
Il mio percorso è nato dall’esigenza di dare forma alla mia fantasia. Ho sempre amato i libri e i film e avrei tanto voluto scrivere per il cinema. Mi sono laureata al DAMS di Roma Tre e ho conseguito due master: uno in critica giornalistica, l’altro in scrittura per cinema e TV. Non ho scelto l’horror per spaventare nel senso classico del termine, ma perché è il linguaggio che meglio si presta a esplorare l’indicibile. Per me, l’horror non è un insieme di mostri sotto il letto, ma una lente d’ingrandimento sulle fragilità umane. Uso mostri, mondi che ancora non esistono, per raccontare altro. Mi ha sempre affascinato come genere. Prima ancora di essere una scrittrice di horror, sono un’amante del genere. È un genere che mi permette di trasformare le ansie e le ossessioni in qualcosa di tangibile, quasi catartico. E, ovviamente, la scrittura è catartica per me, in primis.
🐋 Se dovessi spiegare Il Tessitore di incubi ai lettori, cosa diresti che racconta questo libro, al di là della trama?
Al di là degli eventi, è un romanzo sulla responsabilità del dolore e sul peso dei desideri. Racconta di come le nostre proiezioni mentali possano diventare prigioni reali. È una storia che parla dell’illusione del controllo: crediamo di poter tessere il nostro destino, ma spesso finiamo per restare impigliati nelle trame che noi stessi abbiamo creato, prigionieri di ambizioni o rimpianti che non riusciamo a lasciar andare. Giulio, il protagonista, è un antieroe, un personaggio che staziona in una zona grigia.
🐋 Nel romanzo ritorna una domanda molto concreta: cosa siamo disposti a perdere pur di vincere, di essere all’altezza, di non tornare indietro. È una riflessione che senti legata solo ai personaggi o che riguarda anche te e il mondo in cui viviamo oggi?
Credo sia una domanda tristemente attuale. Viviamo in una società della “performance” costante, dove fallire non è contemplato, dove “spingere” è la parola d’ordine. Questa pressione spinge spesso a sacrificare parti fondamentali di sé, come la propria etica, i legami o la salute mentale, pur di non sentirsi un perdente. Poco importa, poi, se non sei felice: l’importante è arrivare primi e per primi. Ne Il Tessitore di Incubi estremizzo questo concetto, ma la paura che racconto è questa: se perdi, sei un fallito. E non è un caso se ho scelto il rugby come sport all’interno del romanzo. Non posso svelare oltre, per non fare spoiler, ma il fulcro è questo: nella vita si fa meta insieme.
🐋 Nei tuoi romanzi l’orrore non arriva all’improvviso, ma cresce lentamente dentro i personaggi. Raccontaci come nasce questa scelta e perché ti interessa questo tipo di paura.
Mi affascina la paura innata e congenita, quella che non ha bisogno di porte che cigolano per essere raccontata ma che nasce da un pensiero distorto. L’orrore che esplode all’improvviso è un balzo sulla sedia, mentre quello che cresce lentamente è un’erosione interna che corrompe e consuma. Mi interessa mostrare come una persona ordinaria possa scivolare nell’abisso un centimetro alla volta, senza accorgersene, finché non è troppo tardi. È una paura più intima e, secondo me, molto più persistente. È una lezione che i grandi maestri del cinema ci hanno tramandato. Hitchcock per primo lo ha insegnato a tutto il mondo: “Non c’è terrore in uno sparo, ma solo nell’attesa di esso”.
🐋 Quali libri o autori consiglieresti ai tuoi lettori?
Comincerei dai capisaldi: Sheridan Le Fanu, Bram Stoker, Sherley Jackson, Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft, R.L. Stevenson, William Peter Blatty, W.H. Hodgson, Algernon Blackwood, Arthur Machen, Henry James, Susan Hill e Stephen King. Per poi approdare a Riley Sager, Paolo Di Orazio, Nicola Lombardi, Lucio Besana, Miriam Palombi, Roberto Ciardiello, Mala Spina, Peter Straub, Anne Rice. Passando per il cinema consiglio James Wan, Guillermo Del Toro, Dario Argento, George A. Romero, John Carpenter, Mario Bava, Wes Craven, Ari Aster e Jordan Peele.
🐋 Che consiglio daresti a chi vuole scrivere horror, fantastico o narrativa in generale?
Il mio consiglio è di non cercare la paura al di fuori ma di scavare nelle proprie ossessioni e nelle proprie paure. Non scrivere quello che pensano possa spaventare gli altri, ma se stessi. Se non si sente il brivido mentre si scrive, difficilmente lo sentirà il lettore. E poi, bisogna essere curiosi: leggere tanto, guardare tanti film, ascoltare musica, andare alle mostre e osservare la realtà che ci circonda. Studiare l’essere umano è fondamentale.
🐋 Stai già lavorando a nuovi progetti o ci sono temi che senti di voler esplorare in futuro?
Al momento mi sto muovendo su più fronti. Ho terminato da poco la stesura di un romanzo a cui tengo molto e che attualmente è in fase di editing; si tratta di un romanzo horror psicologico molto disturbante e che tocca anche i legami familiari più tossici. Nel mentre sto lavorando a una nuova storia steampunk horror per la DZ Edizioni. Non resta che rimanere connessi!